Giugno 19, 2024

La detrazione dei bonus edilizi è ammessa anche se riguarda anni precedenti, c’è la sentenza

bonus edilizi
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Con l’Ordinanza del 28 maggio 2024 n. 14889, la Corte di Cassazione ha stabilito che i contribuenti possono recuperare i benefici fiscali relativi ai bonus edilizi attraverso una dichiarazione integrativa, anche quando l’errore è dovuto a incertezza normativa. Questa decisione apre nuove opportunità per coloro che hanno incontrato difficoltà nell’applicazione delle detrazioni previste dalle leggi sui bonus edilizi.

Dichiarazione dei redditi e modifiche ammissibili

La possibilità di correggere errori

La Corte ha chiarito che le dichiarazioni dei redditi possono essere considerate come “dichiarazioni di scienza”. In altre parole, esse possono essere modificate se contengono errori che comportano il pagamento di tributi superiori a quelli effettivamente dovuti. Questo principio è in linea con l’articolo 53 della Costituzione Italiana, che impone una tassazione equa e proporzionata alla capacità contributiva.

Secondo la Corte, le dichiarazioni fiscali affette da errori, siano essi di fatto o di diritto, che portano a una tassazione eccessiva, sono emendabili anche in sede contenziosa. Questo implica che i limiti temporali previsti dall’art. 2, comma 8 bis, del D.P.R. 322/1998 si applicano solo ai fini della compensazione di eventuali crediti risultanti dalla rettifica, e non limitano la possibilità di correggere errori nelle dichiarazioni stesse.

Recupero dei bonus edilizi

In particolare, la sentenza stabilisce che i bonus edilizi possono essere recuperati tramite dichiarazioni integrative presentate entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. Tuttavia, è possibile correggere gli errori anche oltre questo termine in sede contenziosa, come affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 30796 del 28 novembre 2018.

L’utilizzo dei Bonus Edilizi

Un panorama normativo complesso

La recente decisione della Corte di Cassazione arriva in un momento in cui le normative sui bonus edilizi sono particolarmente complesse e soggette a frequenti cambiamenti. Negli ultimi quattro anni, le leggi che regolano l’utilizzo e la detrazione delle spese sostenute per interventi edilizi si sono susseguite con velocità, causando confusione tra i contribuenti.

Ad esempio, non è chiaro se il divieto di cessione delle rate residue, come previsto dal comma 7 dell’art. 4-bis del D.L. 39/2024, si applichi anche a coloro che non hanno portato in detrazione le prime rate. Inoltre, la possibilità di “spalmare” in dieci anni il credito derivante dai “superbonus” è ammessa per le spese sostenute nel 2022, non per quelle del 2023, e diventa obbligatoria per le spese del 2024, creando ulteriore incertezza per il futuro.

I casi pratici di incertezza

Un altro esempio di incertezza normativa riguarda il recente rifiuto di Poste Italiane di concludere l’acquisto delle rate residue dei crediti, un cambiamento che ha disorientato molti contribuenti che contavano su questa opzione per gestire i loro crediti fiscali.

Infine, le normative riguardanti gli interventi di riduzione del rischio sismico sono anch’esse confuse. Attualmente, seguono le aliquote di detrazione e le modalità di rateazione previste per il superbonus (art. 119 del D.L. 34/2020) e non quelle del sismabonus ordinario (art. 16 del D.L. 63/2013), complicando ulteriormente la situazione per chi cerca di beneficiare di questi incentivi.

La sentenza della Corte di Cassazione offre una possibilità concreta ai contribuenti di recuperare le spese non detratte a causa di errori o incertezze interpretative delle norme agevolative. Questa decisione è particolarmente rilevante in un contesto normativo come quello attuale, caratterizzato da una molteplicità di norme e frequenti modifiche che possono facilmente portare a errori nelle dichiarazioni fiscali.

In sintesi, i contribuenti che hanno incontrato difficoltà con l’utilizzo dei bonus edilizi hanno ora una strada percorribile per correggere eventuali errori attraverso la presentazione di dichiarazioni integrative, anche dopo il termine di cinque anni, contribuendo così a garantire un’applicazione più equa e giusta delle agevolazioni fiscali.