Aprile 12, 2024

La direttiva Case Green è legge, via libera dell’Ecofin: cosa accadrà adesso

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La Direttiva Europea sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici (Epbd) approvata: cosa prevede la Direttiva Case Green e quali sono le implicazioni per l’Italia?

La Direttiva Europea sulle performance energetiche degli edifici (EPBD), conosciuta anche come “direttiva case green”, ha ottenuto il via libera definitivo durante il vertice dell’Ecofin tenutosi a Lussemburgo. Questo importante passo verso la sostenibilità energetica è stato ratificato nonostante le posizioni contrastanti, con l’Italia e l’Ungheria esprimendo voti contrari, mentre alcuni paesi come Repubblica Ceca, Croazia, Polonia, Slovacchia e Svezia hanno scelto di astenersi.

Il ministro Giancarlo Giorgetti ha sollevato interrogativi sull’impatto economico della direttiva, sottolineando la necessità di chiarire chi sosterrà i costi delle misure proposte. Ha evidenziato l’esperienza italiana in cui solo una parte della popolazione ha potuto beneficiare dei finanziamenti statali per la ristrutturazione delle abitazioni, ponendo l’accento sulla necessità di un approccio più inclusivo.

La direttiva EPBD sarà ufficialmente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e avrà un periodo di 20 giorni prima di entrare in vigore. I 27 Paesi membri avranno poi due anni di tempo per recepirla, durante i quali dovranno elaborare e presentare un piano dettagliato per ridurre i consumi energetici e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

L’EPBD mira a mitigare l’impatto ambientale del settore edilizio, responsabile del 36% delle emissioni di gas serra e del 40% dei consumi energetici nell’UE. Tra gli obiettivi chiave della direttiva vi è il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050, in linea con il Green Deal europeo. Per quanto riguarda gli edifici residenziali, è prevista una riduzione dei consumi energetici del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con l’obbligo che tutti i nuovi edifici costruiti a partire dal 2030 abbiano emissioni zero.

Inoltre, la direttiva introduce l’obbligo di installare pannelli solari su tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali entro il 2030, con scadenze progressive a partire dal 2026, a seconda delle dimensioni dell’edificio e della fattibilità economica e tecnica.

Gli Stati membri sono tenuti a ristrutturare una percentuale degli edifici non residenziali entro il 2030 e il 2033, introducendo requisiti minimi di prestazione energetica. Tuttavia, alcuni tipi di edifici, come quelli agricoli, storici o di particolare valore architettonico, sono esclusi da tali disposizioni.

In Italia, dove il patrimonio edilizio conta circa 12,5 milioni di edifici residenziali, la ristrutturazione rappresenta una sfida significativa. Sebbene non vi sia ancora una stima precisa del numero di edifici da ristrutturare, l’associazione dei costruttori stima che potrebbero essere circa un milione entro il 2030, nonostante i benefici del Superbonus, che ha contribuito alla riqualificazione di 460.000 edifici tra il 2020 e il 2023.

L’adozione della direttiva europea mette in luce la necessità per l’Italia di rivedere i suoi incentivi edilizi al fine di raggiungere gli obiettivi stabiliti. Entro giugno, il governo italiano dovrebbe definire le azioni necessarie per garantire l’efficienza energetica, tenendo conto anche del costo complessivo delle misure.

I costi iniziali delle ristrutturazioni possono variare da 20.000 a 60.000 euro per famiglia, ma i vantaggi a lungo termine sono significativi. Oltre al risparmio energetico stimato intorno al 40% sulla bolletta, la riqualificazione aumenta anche il valore delle abitazioni. Questo si traduce in un beneficio tangibile per i cittadini, che possono risparmiare sui costi energetici e vedere crescere il valore del proprio patrimonio immobiliare.